Dogon people, Ritual Panel, Tintam sub-style, Mali

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Dogon people, Ritual Panel, Tintam sub-style, Mali

Messaggio  Elio il Lun Feb 13, 2012 11:15 pm



     
Dogon, Ritual Panel, Tintam sub-style, Mali


Wood, color pigment   91 cm/ 35.8 in

End of 14th century, Dating 14C-AMS (radiocarbon with mass spectrometry with accelerator)*, Milan and Naples University

Photo by Onda Predali
Private collection, Italy
Arti delle Mani Nere All Rights Reserved



 
Provenance

-Charles Ratton old coll.  Parigi
-Lorna Marshall coll. Cambridge, MA
-Norman  H. Hurst coll.  Cambridge, MA
-Bruno Lorenzelli coll.  Bergamo
-Leonardo Vigorelli coll.  Milan

Exhibition

-Designs for living, Peabody Museum of Archeology and Ethnology, Harvard University, Cambridge, MA, 1984
-Sculture Africane in collezioni private italiane, Dalton Somaré gallery, Milan, 2004
-L’Africa delle Meraviglie. Arti Africane nelle collezioni italiane. Museo Palazzo Ducale, Genova, 31th December 2010 – 5th June 2011.
 

Published


-M. Adams, Symbolic communications in African Art, Harvard University Press, Cambridge, 1984, pag. 22-24
-Vittorio Carini, A Hidden Heritage – Sculture africane in collezioni private italiane, Milano, 2004, fig. 1
-Ivan Bargna, L’arte africana, Il sole 24ore, Collana “La grande storia dell’arte”, vol. n. 19, E-education.it editore, Firenze 2006, pag. 67, fig. 25
-Ivan Bargna, L’arte africana, Corriere della sera, vol n. 35, E-education.it ed., Firenze 2009, pag.39, fig.14
-AA.VV, Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura 2010/2011 Comune di Genova, Genova, 2010, pag. 61, color
-Fausto Lorenzi, Genova. Meraviglie…italiane dell’Arte africana tradizionale in Il Giornale di Brescia, 18.XII.2010, pag. 74, color
-Bargna I, e Parodi da Passano G., L'Africa delle meraviglia - Arti africane nelle collezioni italiane, Genova,2010, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo (MI), pag. 176, color

Piece archived at Yale University Art Gallery.
Archive number 0015056-01

This ancient ritual Dogon panel, with its obvious signs of use, encrusted patina and significant deposits, comes from the ‘Plateau of Badiagara’ in the central North of Mali. The piece can be classified in the Tintam sub-style category.
Although some Dogon art experts assume it to have been used for funerary rituals, it was most likely a part of a container, either an aduno koro (ark of the world) or a vageu bana chest (the ancestors’ plate).
A horse’s head and tail usually conclude each end of the lids of these chests, which were made specifically to contain the meat of the sheep and goats sacrificed on family altars during the goru ritual, practiced every year at winter solstice. They were commonly kept in the house of the head of lineage, jinna.
Furthermore, it has been hypothesized that various metaphors related to the Nommo myth, the Dogon’s primordial creature, could be linked to these chests.

In the centre of the panel is a horizontal component from which a hand is carved at either end, a feature Hélène Leloup defines as rare and unusual.
Any symbolic significance is unknown. This element, however, forms a visual contrast between the two groups of anthropomorphic and zoomorphic figures carved along the sides.
This contrast clearly demonstrates the Dogon sculptors’ preference for prominent horizontal and vertical elements and distinct separations between the different levels of figures and compositions.
Despite the symmetrical composition of the panel, a  mechanical rigidness is avoided through small variations in the angle of the pose in human figures and crocodiles.



The human figures are androgynous, in accordance with the Dogon myth that ancestors are immortal given   their ability to self-reproduce. Both arms of each figure are raised in a gesture which is usually associated with  the Dogon image of guarding sacred places, but which has since had various other interpretations. The series of figures conclude at both ends with the representation of two lizards/crocodiles, animals which, as the myth goes, cooperated with the ancestors in the civilisation of the world.

The panel is framed by a raised edge containing a double zig-zagging line carved in high relief. The vibrating effect of  this pattern can perhaps be symbolically interpretable as an allegorical representation of rain and water flowing through cracks in dry earth.

The panel is marked by three horizontal bands of red-ochre pigment. This rare polychrome is also found on the horse’s head, (fragment ark),  published in l’Art Africain (J. Kerchache and others, 1988, pages 65, fig. 21), which leaves us with the possibility of a link between the two objects.


Courtesy J. Kerchache, J.L. Paudrat, L. Stephane, L’Art Africain


Bibliography

M. Adams, Symbolic communications in African Art, Harvard University Press, Cambridge, 1984
J. Kerchache, J.L. Paudrat, L. Stephane, L’Art Africain, Ed Mazenod, 1988
H. Leloup, Statuaire Dogon, Editions Amez, Strasbourg, 1994

*1. Libby W.F. (1960), Radiocarbon dating, Nobel lecture
*2. Bowman S. (1990), Radiocarbon dating, British Museum Publications Ltd.
*3. Bronk Ramsey C. (1995), Radiocarbon Calibration and Analysis of Stratigraphy: The OxCal Program,
Radiocarbon 37


                           





Dogon, Pannello Rituale, sub stile Tintam, Mali

Legno, pigmento colore, cm 91

Fine XIV sec, Datazione 14C-AMS (radiocarbonio con spettrometria di massa con acceleratore)*, Università di Milano e Napoli

Foto Onda Predali
Coll. privata, Italy

Provenienza

-Antica Coll. Charles Ratton – Parigi
-Coll. Lorna Marshall – Cambridge, MA
-Coll. Norman  H. Hurst – Cambridge, MA
-Coll. Lorenzelli - Bergamo
-Coll. Leonardo Vigorelli – Milano

Esposizioni

-Designs for living, Peabody Museum of Archeology and Ethnology, Harvard University, Cambridge, MA, 1984
-Sculture Africane in collezioni private italiane, Gall. Dalton Somaré, Milano, 2004
-L’Africa delle Meraviglie. Arti Africane nelle collezioni italiane. Museo Palazzo Ducale, Genova, 30 dicembre 2010-5 giugno 2011.

Pubblicazioni

-M. Adams, Symbolic communications in African Art, Harvard University Press, Cambridge, 1984, pag. 22-24
-Vittorio Carini, A Hidden Heritage – Sculture africane in collezioni private italiane, Milano, 2004, fig. 1
-Ivan Bargna, L’arte africana, Il sole 24ore, Collana “La grande storia dell’arte”, vol. n. 19, E-education.it editore, Firenze 2006, pag. 67, fig. 25
-Ivan Bargna, L’arte africana, Corriere della sera, vol n. 35, E-education.it ed., Firenze 2009, pag.39, fig.14
-AA.VV, “Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura 2010/2011", Comune di Genova, Genova, 2010, pag. 61, color
-Fausto Lorenzi, "Genova. Meraviglie…italiane dell’Arte africana tradizionale" in Il Giornale di Brescia, 18.XII.2010, pag. 74, color
-Bargna I, e Parodi da Passano G., L'Africa delle meraviglia - Arti africane nelle collezioni italiane, Genova, 2010, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo (MI), pag. 176, color



Opera registrata alla Yale University Art Gallery.
Numero di archivio 0015056-01

Questo antico pannello rituale Dogon, con evidenti segni d’uso, patina crostosa e rilevanti depositi, classificabile nel sub-stile Tintam, proviene dall’area dell’ altopiano di Bandiagara, centro nord del Mali.
Anche se alcuni esperti di arte Dogon ipotizzano il suo utilizzo nei riti funerari, con maggior probabilità proviene dal contenitore, di solito concluso con testa e coda di cavallo, denominato aduno koro, arca del mondo, o vageu bana, piatto degli antenati.
Il contenitore era comunemente conservato nella casa del capo del lignaggio, jinna, ed era destinato a contenere la carne delle pecore e delle capre sacrificate sugli altari familiari, durante il rito del goru (ogni anno al solstizio d’inverno). Intorno a questi contenitori inoltre si sono ipotizzate varie metafore legate al mito del Nommo, la creatura primordiale Dogon.


L'Africa delle meraviglie. Museo Palazzo Ducale, Genova, 2011


La parte centrale del pannello è occupata da un elemento orizzontale che si conclude con due mani che Hélène Leloup definisce raro ed insolito. L’eventuale significato simbolico  non è noto. Questo elemento comunque si contrappone visivamente ai due gruppi di figure antropomorfe e zoomorfe intagliati sulle parti laterali.
In questa contrapposizione si esprime bene la preferenza degli scultori Dogon per riferimenti marcatamente orizzontali e verticali e per gli stacchi netti tra i diversi piani presenti nelle figure o nelle composizioni. Anche se la composizione del pannello è simmetrica, piccole variazioni nell’angolo di posa delle figure umane e nell’atteggiamento dei coccodrilli, evitano un esito di meccanica rigidità.
Le figure umane sono androgine, in accordo con il mito Dogon che vuole l’antenato immortale in quanto in grado di autoriprodursi, ed hanno entrambe le braccia levate in un gesto che ha avuto varie interpretazioni e che, in ogni caso, è usualmente interpretato dai Dogon come immagine guardiana di luoghi coperti da sacralità. Le serie di figure sono concluse con la rappresentazione di due lucertole/coccodrilli, animali dei quali il mito dice che hanno cooperato con gli antenati nell’opera di civilizzazione della terra. Il pannello è contornato da un bordo in rilievo che contiene una doppia linea a zig-zag intagliata ad altorilievo, motivo vibrante, leggibile simbolicamente forse come rappresentazione allegorica della pioggia e dell’acqua che scorre tra le zolle.

Il pannello è marcato orizzontalmente da tre bande di pigmento rosso-ocra. Questa rarissima policromia la si riscontra soltanto sulla testa di cavallo (frammento di arca), pubblicata in L’ Art African (J. Kerchache ed altri, 1988, pag. 65, fig. 21), lasciando aperta la possibilità di un collegamento tra i due oggetti.




Bibliografia

M. Adams, Symbolic communications in African Art, Harvard University Press, Cambridge, 1984
J. Kerchache, J.L. Paudrat, L. Stephane, L’Art Africain, Ed Mazenod, 1988
H. Leloup, Statuaire Dogon, Editions Amez, Strasbourg, 1994


*1. Libby W.F. (1960), Radiocarbon dating, Nobel lecture
*2. Bowman S. (1990), Radiocarbon dating, British Museum Publications Ltd.
*3. Bronk Ramsey C. (1995), Radiocarbon Calibration and Analysis of Stratigraphy: The OxCal Program,
Radiocarbon 37
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